Il cielo si tinge di grigio come la brunitura di una canna di fucile, l'aria non annuncia nulla di buono, il vento si fa sostenuto, le foglie vengono strappate dai rami delle querce con maggiore forza, osservo le fronde lungo il viottolo spinte dalla fredda aria di novembre compiere strane traiettorie, la traccia della pista lungo il querceto è letteralmente divorata dalle foglie secche, i colori sono magnifici vanno dal giallo ocra al rosso e le sfumature si fondono al colore bruno del terreno arato. Nascosto dalla vegetazione, riesco ad intravedere un piccolo vigneto spoglio dei suoi frutti, la cavalla scivola, il posteriore le va sotto e con il petto ed il collo ritrova il giusto equilibrio, mi inforco meglio nella sella e le do una pacca sul collo, il sentiero è reso viscido dalle piogge dei giorni passati, i bordi del tratturo convogliano le acque proprio come uno spartiacque, la pendenza è forte, l'argilla impastata dall'acqua trattiene a se le pietre scivolate lungo il viottolo rendendo il passaggio più difficile, i cavalli alzano le gambe e sanno dove mettere i piedi. Ancora altri venti o trenta metri e la pista si fa pianeggiante tagliando perpendicolarmente un campo arato per circa un chilometro aggrappandosi lungo il crinale di un colle, praticamente mi trovo in una valle ad U, un mio amico geologo mi racconta di come simili conformazioni siano tipiche delle valli glaciali, in cui il ghiaccio lentamente modella il fondo........