Nonostante un patrimonio artistico di sicuro spessore, Deryl Dodd non ha avuto grandissima fortuna nel giro che conta (o contava?), anche a causa di una grave malattia (encefalite virale) che nel 2000 lo ha portato ad un passo dalla morte, e che di fatto lo ha allontanato dall'establishment nashvilliano al quale era approdato attraverso la sua esperienza come membro della band di Martina McBride. Perso il suo contratto con Sony nel 2002, deluso dal dorato mondo di Music Row, si è ritirato nel nativo Texas da dove, forte di un buon seguito di fan costruito nei lunghi anni di gavetta nel circuito locale, ha cominciato a sfornare album in proprio o con etichette indipendenti, fino a giungere al sodalizio con Smith Music Group (che aveva avuto un prologo con un “Live At Billy Bob's” del 2003). Il nuovo album, che prende il nome da un immortale successo firmato da Buck Owens nel 1964 e qui ripreso in maniera molto convincente, è autoprodotto e contiene tredici tracce quasi tutte composte da Deryl insieme ad altri (uniche eccezioni la title track e una versione di “John The Revelator” cantata dai genitori in casa cinquant'anni fa)........