Sono oramai diversi anni che Mark Chesnutt ha intrapreso la strada del “piccolo è bello”, collaborando con varie e variopinte etichette indipendenti. Uno dei re del decennio passato, al cambio di secolo questo simpatico e bravo artista dalla vocazione solidamente ancorata alla tradizione ha sofferto come tantissimi la crisi della “poppizzazione” del country, arrivata in congiunzione con il vero crollo del vecchio modello di business della musica. E allora, dopo un esperimento fallito con Sony, sono giunte le esperienze musicali con Vivaton (2004), CbuJ (2006) e, oggi, Lofton Creek. La formula è sempre la stessa, senza compromessi e senza divagazioni: puro e genuino honky-tonk, sapientemente assemblato da Mark pescando nella sterminata schiera di autori che amano proporgli le loro composizioni, e condito spesso da gustose cover di brani del passato. Prodotto da Jimmy Ritchey e Kelly Williams, l’album rinnova ancora una volta la magia della voce di Mark, che non è tecnicamente impeccabile ma è intrinsecamente piena di suggestione e di emozione, nei suoi sussurri e nelle sue evoluzioni, nella sua appassionata forza interiore che si fa energia narrativa quando interpreta storie country fino al midollo, eccezionalmente sostenute da uno stuolo di musicisti di classe superiore, leggansi Brent Mason, Paul Franklin e via così.......