Non è più tempo per l'assioma “grande etichetta oppure oblìo”: l'inarrestabile avvento della tecnologia sta sfaldando i modelli abituali dell'industria musicale, e non è più così indispensabile per un artista avere l'agognato contratto discografico con “l'onnipotente colosso” per trovare orecchie disposte ad ascoltare. Jerry Kilgore è uno dei tanti artisti lusingati e poi abbandonati da una big (Capitol/Virgin nello specifico), e ciò accadeva nel preistorico anno 1999, quando il suo album di esordio dal titolo “Love Trip” suscitava interesse ed approvazione su vasta scala, salvo poi rimanere unico e solo nella sua discografia nashvilliana. L'orientamento verso i grandi numeri come unica via di salvezza per un artista che voglia rimanere a galla sta gioiosamente per essere rimpiazzato da un altro valore, assai più significativo: se hai qualcosa da dire e delle doti per cantarlo, non ci sono più ostacoli, grazie al web. Jerry è uno dei tanti che hanno approfittato di queste novità per lanciarsi in un progetto autogestito, creando una propria etichetta dal buffo nome di “Nic Nic Neer Records” e autoprodurre (insieme a Matt Rollings) un nuovo album, esattamente inserito nel solco del precedente esordio, cioè splendidamente immerso nella tradizione honky-tonk, con una forte influenza “Buckowensiana” e senza alcun compromesso da radio contemporanea........