KENNETH FREEMAN

“Bisogna avvertire la sensazione dell’aria e il senso dello spazio”

di Giancarlo Rondolotti

Per la prima volta in Europa, proprio a Milano, presso lo spazio S. Paolo Converso in corso Italia 21, dal 1 marzo al 15 aprile, per celebrare l'arte del West, sono state esposte 55 opere di Kenneth Freeman. Cowboys, cavalli all'abbeveraggio, nativi durante la loro vita quotidiana, nordisti e sudisti in momenti della guerra di Secessione. Gli amanti di questo genere hanno potuto godere della visione di dipinti, che nella maggior parte dei casi, ha rappresentato, nel passato, il mito della nostra infanzia. Un mito essenzialmente legato al cinema o ai fumetti e che ora abbiamo ritrovato in una vera e propria mostra d'arte.  Abbiamo incontrato Ken per farci raccontare alcuni perché.
C'SM: Mr. Ken, può farci una piccola scheda personale per i nostri lettori?
KF:Certamente. Sono nato a Chicago, nell'Illinois, nel 1935. Ho cominciato ad interessarmi e a studiare arte all'età di 8 anni. Il mio insegnante ed ispiratore era di Roma, si chiamava Joseph De Salvi, con lui ho lavorato fino all'età di 17 anni. Durante l'High School vinsi una borsa di studio ed ebbi l'occasione, ogni estate, di frequentare e studiare all'American Academy of Art di Chicago con Bill Mosby che mi ha insegnato come guardare, più che come tenere in mano un pennello. Il mio sogno era quello di diventare un famoso pittore, nel senso “classico” del termine, ma ho sempre cercato di dipingere Cowboys e Indiani. Ho fatto l'illustratore per 20 anni ma durante le notti o nei weekend placavo i miei soppressi desideri dipingendo quello che era sempre stato il mio sogno. A 40 anni ho smesso definitivamente con l'illustrazione e ho cominciato a dipingere a tempo pieno. Finora ho fatto delle personali in tutti gli USA, in Cina e ora in Italia......